Verde Lingua

Salvia officinalis L.

Salvia officinalis L. appartiene alla famiglia delle Lamiaceae. Il suo nome deriva dal latino salvere: salvare, poiché veniva ritenuta una panacea; offcinalis si riferisce al suo numeroso contenuto di principi attivi, come fosse un offcina creativa.

La migliore battaglia é quella che si vince senza combattere.

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L’arte della guerra

Pianta originaria del mediterraneo orientale, cresce spontanea sui suoli calcarei e viene facilmente coltivata. Suffrutice sempreverde di massimo 80 cm circa, ha fusto che lignifca nella parte inferiore, mentre quella superiore è erbacea con sezione quadrangolare.

Le foglie, grigio-verdi, presentano superficie rugosa, sono picciolate se poste nella parte inferiore della pianta, sessili se in quella superiore. L’inflorescenza contiene da tre a cinque fiori con petali di colore variabile dal viola al rosato. La droga è costituita dalle foglie, raccolte tra giugno e luglio. La leggenda narra che Salvia fu l'unica pianta ad offrire riparo e nascondiglio a Gesú Bambino quando la Sacra Famiglia era in fuga verso l’Egitto dai soldati di Erode. Per questo merito fu benedetta dalla Madonna come La Pianta piú utile su tutta la terra.
Scrive Cattabiani in Florario che una volta in campagna si credeva che la vita e la salute dei padroni di casa dipendessero da quella della Salvia, piantata fuori dall’abitazione.
Anticamente veniva anche considerata un rimedio contro gli scorpioni e i morsi dei serpenti. Salvia è conosciuta e riconosciuta fin dall’antichitá. Gli antichi Egizi la utilizzavano nei rituali di mummificazione, per la preparazione al viaggio di rinascita ma anche come rimedio di “nascita” visto che la consideravano valida per stimolare la fertilitá femminile. Ippocrate la riconosceva per detergere le piaghe; Dioscoride e Plinio la utilizzavano anche per ulcere interne.
I Greci la vietarono agli atleti perché la consideravano eccitante ed euforizzante. Successivamente fu ritenuta anche afrodisiaca.
Trotula De Ruggiero, donna medico medievale, la consigliava per favorire il mestruo e per contenerlo nel caso fosse troppo abbondante. Rimedio femminile per elezione, serviva per aumentare la fertilità e stimolare il mestruo, favorire il parto e bloccare la montata lattea quando il figlio fosse in etá da svezzamento.
La tradizione tramanda che le foglie venissero strofinate sui denti e gengive per alleviare l’eventuale infiammazione e per profumare l’alito.
Nel XVI sec. la forma e la rugositá delle sue foglie furono lette con il metodo delle signature come fossero delle lingue, pertanto indicate per le infezioni del cavo orale. “Le foglie secche si fumano come rimedio contro la cefalgia nervosa e negli accessi asmatici, o sole od unite a qualche altra erba aromatica, o solanacea.” Scotti, 1872 Rimedi tonici e febbrifughi venivano preparati mettendo le foglie in macerazione in vino. Le attivitá principali citate dalla Dott.ssa E.Campanini in Dizionario di Fitoterapia e Piante Medicinali perchè confermate da studi scientifici sono: antispasmodica, eupeptica (stimolante la digestione), antisettica, antisudorale e cicatrizzante. Gli impieghi terapeutici per cui la indica sono: dispepsia, atonia gastrointestinale, iperidrosi, turbe mestruali e infiammazione della mucosa orofaringea per gargarismi.
Recenti studi confermano l’antica usanza dell’infuso nel migliorare le prestazioni intellettuali e i processi mnemonici. È sconsigliata durante la gravidanza e l’allattamento.

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